el valore de’ prìncipi si cognosce dalla qualità degli uomini mandano fuora – gli incaricati di missioni diplomatiche di Massimiliano I*

[… the value of princes is judged by the quality of the men they send forth – the Diplomatic Agents of Maximilian I]

Jessika Nowak Max-Planck-Institut für europäische Rechtsgeschichte nowak@rg.mpg.de

Si può probabilmente acconsentire a quel giudizio di Francesco Guicciardini che le capacità, il talento e la saggezza del principe si specchiano anche nella scelta dei suoi ambasciatori. È perciò un aspetto molto affascinante di questo libro il mettere a fuoco gli attori ed esecutori dei potentati ed esaminare la loro interazione e comunicazione con il reggente. Sembra particolarmente interes|sante studiare gli incaricati di missioni diplomatiche di Massimiliano I visto che queste diedero il via all’ascesa della sua casata – non solo nei regni iberici ma anche in Boemia ed in Ungheria – non per mezzo della guerra, ma mediante la diplomazia, attraverso le trattative e le negoziazioni matrimoniali. Gregor Metzig che dichiara di volersi distaccare, con la sua tesi di dottorato, dalla «storiografia diplomatica convenzionale» e dalla tendenza classica a considerare la «politica europea» di Massimiliano come una «semplice catena di avvenimenti alternanti tra guerre, tregue e riprese delle ostilità tra le case rivaleggianti» (2), si mette sulle tracce di queste persone abili e valenti, gli ambasciatori, che operarono con, per e all’ombra di Massimiliano I e che sono spesso cadute vittime dell’oblio.

Per la ricostruzione delle interazioni e delle comunicazioni tra l’imperatore ed i suoi incaricati delle missioni diplomatiche Metzig procede in tre fasi. In una prima parte l’autore delinea il quadro generale ed i fondamenti della diplomazia ‹massimiliana› che oscillava tra pretese imperiali e Realpolitik. Nella seconda parte adotta la prospettiva metodologica della microstoria analizzando tre casi esemplificativi, attraverso i quali emergono una serie di esempi rappresentativi delle diverse dinamiche delle negoziazioni diplomatiche. Nella terza e ultima parte del libro, l’appendice, Metzig presenta le biografie di quindici incaricati diplomatici ‹massimiliani› di spicco.

Nel processo di descrizione della cornice della diplomazia di Massimiliano è certo indispensabile considerare le relazioni esterne ed il personale diplomatico. Anche se l’imperatore diede, per motivi di supervisione e di controllo, la preferenza al ricevimento degli ambasciatori stranieri presso la sua corte, la rete dei suoi incaricati di missioni diplomatiche alle altre corti si amplificò notevolmente durante il suo regno. Di conseguenza il numero degli ambasciatori aumentò considerevolmente nello spazio di qualche decennio. Durante la sua reggenza nominò più di 300 persone per missioni diplomatiche, tra le quali ritroviamo tanti consiglieri regi per cui le missioni non erano solamente «un’attività secondaria e supplementare», ma un «elemento inerente della loro funzione principale». Nonostante ciò, visto il carattere eterogeno del personale selezionato ed in mancanza di un sentimento d’appartenenza ad un gruppo specifico, non si può ancora parlare di un vero e proprio «corpo diplomatico» in questo periodo. Allo stesso tempo è però possibile trovare certe similarità nella scelta dei ‹candidati› per una missione diplomatica. Chi era dunque un ambasciatore idoneo? Quali criteri erano decisivi per la sua selezione? Nel dedicarsi a rispondere a queste domande, Metzig esplora e pondera l’importanza della provenienza sociale e geografica, il conoscimento di certe lingue, le conoscenze giuridiche, la nozione delle usanze locali, le esperienze anteriori, le competenze retoriche, le risorse finanziarie e le reti personali degli ambasciatori. In questo modo, analizza la composizione delle ambascerie imperiali che spesso includevano persone con diverse qualità. Tra di esse vi erano pochissimi «diplomatici di professione». Troviamo invece tanti consiglieri borghesi e molte persone provenienti dall’Alsazia, dalla Baviera, dalla Svevia e dalle provincie ereditarie austriache, ma anche a dai Paesi Bassi e dal mondo italiano. Avendo discusso il lato economico delle missioni diplomatiche, i costi ed il loro finanziamento, e tratteggiato le basi giuridiche su cui queste si basavano, Metzig presenta le fonti principali da prendere in considerazione: istruzioni, lettere credenziali, litterae procuratoriae, dispacci, lettere cifrate, rapporti finali e trattati. Naturalmente espone anche brevemente il sistema della trasmissione dei messaggi intorno al ’500, tenendo conto di messaggeri e corrieri, delle linee postali e condizioni della rete stradale. Dopo aver contemplato il mondo delle cerimonie ed i rituali che le accompagnavano, così come le condizioni degli ambasciatori aldilà delle aule dove avevano luogo le trattative, Metzig rivolge la sua attenzione alla prospettiva microstorica. Nel farlo, esamina tre casi esemplificativi iniziando dalle trattative tra la casa asburgica e quella dei Valois, che si svolsero a Lione, Blois e Haguenau, tra il 1504 ed il 1505. Di seguito analizza le negoziazioni che si svolsero dal 1512 al 1514 con Giulio II e Leone X, riguardo ai rapporti con Venezia. Queste negoziazioni presero la forma di una «shuttle diplomacy» visto che dal punto di vista degli Asburgo sembrava opportuno evitare una confrontazione diretta tra i partiti conflittuali e separare le trattative interponendo un terzo partito «imparziale», il papa. L’ultimo esempio discusso da Metzig mette in luce le preparazioni per l’incontro a Vienna dell’imperatore con i re di Polonia e di Ungheria nel 1515.

Tutti e tre i casi esaminati illustrano il processo delle negoziazioni dall’inizio alla fine, inclusi gli alti e bassi delle stesse. In questo modo emerge tutto un ventaglio di strategie, tattiche e tecniche |di cui gli incaricati delle missioni diplomatiche si avvalevano per il normale svolgimento delle loro funzioni. Questa larga gamma di strategie si estendeva da ragionamenti spassionati a argomentazioni più persuasive, fino agli intrighi e all’inganno, e comprendeva anche insulti gravi e deragliamenti emozionali. In questo contesto, e anche nel caso di gravi gaffe, queste non portarono alla sospensione delle trattative. Al massimo gli incaricati delle missioni diplomatiche si astenevano dal dare una risposta immediata e preferivano lasciare l’aula per un certo periodo a titolo dimostrativo, oppure ripiegavano per qualche tempo sulla comunicazione scritta. Questo sistema funzionava fino a quando le trasgressioni non giungevano al grande pubblico o fintanto che le sregolatezze rimanevano camuffate e celate, in modo tale che l’onore degli incaricati delle missioni diplomatiche non corresse il rischio di essere permanentemente danneggiato. In altre parole, le infrazioni si potevano tollerare se tali incidenti diplomatici erano accaduti in luoghi sottratti alla vista di un grande pubblico, dietro porte chiuse. Perciò i ricevimenti magnifici, le udienze fastose e soprattutto le sontuose messe in scena degli accordi finali davanti ad un grande pubblico, destinate ad impressionare e manifestare la concordia, non devono trarci in inganno. Spesso tali accordi erano preceduti da lavori preliminari faticosissimi, discussioni lunghe e complicate, e sofisticherie giuridiche. Dobbiamo dunque sempre tener presente il mercanteggiare accanito degli incaricati diplomatici ed il cammino disseminato di spine che conduceva ad ogni singolo accordo o intesa. I preparativi che si svolgevano quasi di nascosto portavano a queste grandi manifestazioni solenni e sono altrettanto affascinanti quanto le cerimonie, la loro messa in scena e la loro diffusione «mediale» per mezzo di parole ed immagini. I lavori preparatori ci fanno vedere le sfaccettature multiformi sia giuridiche sia politiche delle negoziazioni ed è grazie a loro che possiamo intuire lo spazio di manovra e le possibilità considerevoli degli incaricati delle missioni diplomatiche nell’influenzare processi e decisioni. In questo contesto, non ci stupisce quindi che Massimiliano abbia preferito dirigere i processi diplomatici da solo evitando di dare la plenipotenza ai suoi incaricati. Certo, i suoi contemporanei non erano felici di questo modo di procedere dell’imperatore. La sua decisione di limitare quanto più possibile il potere decisionale degli incaricati diplomatici provocava incomprensioni ed irritava molte persone presso le corti a cui era inviato il personale diplomatico imperiale. Infatti la mancanza della plenipotenza complicava e dilungava le procedure e la presa delle decisioni, ma apriva anche degli spazi liberi per gli incaricati che, davanti a decisioni spiacevoli, potevano ritirarsi e rimandare le trattative a causa della carenza di informazioni, ottenendo così il valore aggiunto di allungare i tempi con la discussione di punti che risultavano sgradevoli. Dunque, anche in questi casi, emergeva un interessante margine di manovra per gli inviati diplomatici. Grazie a questa tensione tra il mandato imperiale e le discussioni diplomatiche sui vari punti dell’accordo, gli ambasciatori imperiali scoprivano spazi liberi irreperibili a prima vista. Gli incaricati potevano influenzare gli avvenimenti anche tramite i dispacci, per mezzo della lingua e della maniera di riportare gli avvenimenti legati alle missioni diplomatiche. Infatti le lettere dei rappresentanti imperiali servivano da fonte per le decisioni future dell’imperatore. Perfino la redazione dei contratti ed il modo della messa in scena degli accordi finali, all’interno dei quali gli ambasciatori erano in grado di commettere intenzionalmente qualche errore («disligatoria»), potevano servire all’imperatore come scusa per dichiarare più tardi che il procedere e la procedura erano da considerarsi invalidi. Questo mondo diplomatico massimiliano, improntato tanto all’inganno quanto alle messe in scena spettacolari, che Metzig riesce ad illustrare anche tramite altri media (quali un motetto e vari esempi iconografici) risulta infinitamente affascinante e dovrebbe trovare e attrarre tantissimi lettori.

Notes

* Gregor M. Metzig, Kommunikation und Konfrontation. Diplomatie und Gesandtschaftswesen Kaiser Maximilians I. (1486–1519), Berlin /Boston: De Gruyter 2016 (Biblio-thek des Deutschen Historischen Instituts in Rom 130), 451 p., ISBN 978-3-11-044789-7