Una dichiarazione di indipendenza dimenticata*

[A Forgotten Declaration of Independence]

Maddalena Burelli Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano maddalena.burelli@gmail.com

L’opera di Lucrecia Enríquez nasce dalla necessità di definire con chiarezza quando si dichiarò l’indipendenza del Cile, come si realizzò e quale fu la sua originalità rispetto alle altre dichiarazioni di indipendenza ispanoamericane. Tale esigenza è il risultato da una confusione di fondo presente ancora oggi nella memoria storica cilena e relativa a quanto avvenne il 12 febbraio 1818. Tale data, in cui si dichiarò l’indipendenza del Cile, nel corso dei duecento anni che separano da essa, è stata messa in discussione, fino ad essere dimentica come tale e ridimensionata nella sua portata nella storia e nella memoria nazionale, tant’è che il Cile celebra tradizionalmente l’indipendenza il 18 settembre, anniversario della formazione della »Junta Gubernativa del Reino de Chile« nel 1810. L’autrice, invece, chiarisce che il 18 settembre 1810 non ci fu una separazione dalla monarchia e quindi non ci fu indipendenza poiché la giunta di governo si formò in nome del re Ferdinando VII.

Il proposito dell’autrice è pertanto quello di riscattare la data del 12 febbraio 1818, spiegare come avvenne la dichiarazione di indipendenza e indicare le ragioni per cui tale data è stata eliminata dal calendario festivo nazionale, confrontando come fu vissuta dai contemporanei e come la storia la ricordò posteriormente.

Lucrecia Enríquez presenta l’indipendenza non come evento, bensì come sviluppo. Il 12 febbraio 1818 rappresenta il punto di arrivo di un processo che ha inizio a seguito delle abdicazioni di Bayona nel 1808. A fronte della crisi della monarchia spagnola, l’autrice segue il difficile e complesso sviluppo che portò alla dichiarazione di indipendenza nel 1818. A partire dalla bibliografia specializzata a livello iberoamericano più attuale, quale François-Xavier Guerra, José Carlos Chiaramonte, Antonio Annino, José María Portillo Valdés, Marcela Ternavasio, María Teresa Calderón e Clément Thibaud, che segnala nel 1810 la manifestazione della sovranità de »los pueblos« nell’America spagnola come conseguenza dell’acefalia monarchica, l’autrice pone l’accento sul protagonismo delle comunità urbane, »los pueblos«, da cui la rilevanza nel titolo del libro, nel processo di indipendenza cilena. Nella storiografia cilena pochi studi hanno approfondito il protagonismo delle città, le manifestazioni della loro sovranità dal 1810 e le loro implicazioni nello sviluppo del processo che culminò con la dichiarazione di indipendenza, alcune eccezioni sono rappresentate dai lavori di Gabriel Salazar, Armando Cartes e Gabriel Cid. Seguendo la linea storiografica aperta da questi autori, Lucrecia Enríquez analizza la relazione sovrana tra la Giunta di Governo di Santiago e quella Provinciale di Concepción, formatesi in nome di Fernando VII, con i capitoli cittadini e i loro abitanti, evidenziando che il fondamento di legittimazione delle prime derivava dai secondi, da cui la necessità della loro adesione e riconoscimento.

Attraverso il protagonismo delle comunità urbane, viene pertanto messo in evidenza come il processo di indipendenza non fu il risultato di un solo uomo, come spesso si sostiene nel caso di Bernardo O’Higgins, e neppure della manifestazione nazionale. È solo nel momento delle indipendenze che la sovranità plurale de »los pueblos« si incorpora in una sola di carattere nazionale, in un processo che appare differente e originale in ogni luogo dell’America spagnola.

L’autrice tiene sempre presente le altre realtà americane, rispetto alle quali pone in luce le caratteristiche proprie e distintive del processo di indipendenza del Cile. Attraverso la documentazione conservata nell’Archivo Nacional de Chile, Enríquez mette in evidenza l’originalità dell’atto di indipendenza del Cile che avvenne non per mezzo di un congresso, come nelle Provincie Unite del Rio de la Plata, in Messico, Venezuela e come anche fu per gli Stati Uniti, bensì per mezzo di una cerimonia dichiarativa a cui partecipò tutta la popolazione del Cile. Simile al caso cileno fu |quello del Perù nel 1821, sebbene, spiega l’autrice, la cerimonia organizzata fu meno elaborata di quella in Cile.

Nei mesi successivi alla disfatta spagnola nella battaglia di Chacabuco il 12 febbraio 1817, emerse la necessità di dichiarare quanto prima l’indipendenza. Si era già installato a Santiago un governo direttivo ma ci si trovava in uno stato politico indefinito che richiedeva una dichiarazione pubblica con cui si faceva conoscere al resto del mondo che il Cile si separava dalla Spagna. L’autrice risalta che il governo si pose il problema di come e quando dichiarare l’indipendenza. Scartata la via di convocare un congresso di deputati eletti che dichiarasse l’indipendenza, le autorità politiche idearono una cerimonia di proclamazione e di giuramento dell’indipendenza, stabilendone il giorno, il 12 febbraio 1818. Attraverso le fonti dell’Archivo Nacional de Chile, Lucrecia Enríquez mostra che tale cerimonia si svolse nella medesima modalità in ogni realtà municipale del paese. Simultaneamente si svolse il 12 febbraio a Santiago, Valparaíso e Talca e nei giorni seguenti anche nelle altre località, a seconda di quando ricevettero l’atto di indipendenza e la circolare con i dettagli sulla cerimonia. Analizza, inoltre, la cerimonia del 12 febbraio e ne considera il suo carattere misto che combinò elementi della cerimonia di giuramento reale della monarchia con quelli delle cerimonie che si tennero in Spagna e in America per il giuramento della costituzione gaditana del 1812, adattandoli alla nuova situazione.

L’autrice sottolinea che la decisione di optare per una dichiarazione comune e congiunta dell’indipendenza che coinvolgesse tutti gli abitanti del Cile mostra l’impossibilità avvertita dal governo di ignorare la sovranità plurale. La dichiarazione di indipendenza in Cile non fu, quindi, un semplice atto di adesione a una dichiarazione fatta in precedenza in una particolare località, come vorrebbero alcune città che si sono recentemente rese protagoniste di una disputa per essere la culla dell’indipendenza del Cile, o fatta in forma personale da Bernardo O’Higgins.

I contemporanei, evidenzia Enríquez, vissero e considerarono il 12 febbraio 1818 come il momento fondativo dello stato cileno. Fu successivamente che l’interpretazione di tale data venne distorta. L’autrice individua due momenti all’origine dell’oblio del 12 febbraio 1818. Il primo fu nella decada del 1830 durante la repubblica conservatrice, a motivo dell’opposizione alla figura che rappresentava tale data, Bernardo O’Higgins. La festa civica del 12 febbraio venne così eliminata con decreto dell’8 febbraio 1837 e quanto quella data rappresentava venne trasferito e attribuito al 18 settembre. Il secondo momento viene individuato da Enríquez nel XX secolo a seguito dell’erronea tesi elaborata da Luis Valencia Avaria che l’autrice presenta come un caso di uso e abuso della storia. Secondo tale tesi, ripresa come vera anche in tempi recenti, O’Higgins avrebbe dichiarato l’indipendenza in forma personale l’1 gennaio 1818 nella città di Concepción.

Il libro di Lucrecia Enríquez si suddivide in sei capitoli. I primi due sono dedicati alla manifestazione della sovranità delle comunità urbane a partire dal 1810 e al processo storico che portò alla dichiarazione di indipendenza del 12 febbraio 1818. Il terzo capitolo riguarda la modalità in cui avvenne la dichiarazione di indipendenza del Cile. Gli ultimi tre capitoli trattano della memoria, delle controversie emerse intorno al 12 febbraio 1818 e dei motivi per cui tale data è stata dimenticata. Ai sei capitoli segue un epilogo dedicato al destino dell’atto di indipendenza, alle interpretazioni e alle controversie che lo videro coinvolto nel corso dei duecento anni. Infine, l’opera si conclude con la pubblicazione dei documenti più importanti che fondamentano l’investigazione realizzata dall’autrice.

È una contribuzione importante quella di Lucrecia Enríquez perché analizza e chiarisce la storia della dichiarazione di indipendenza del Cile, evidenzia quale fu la sua peculiarità e ricostruisce il processo che portò all’oblio del 12 febbraio 1818.

Notes

* Lucrecia Enríquez, Historia, memoria y olvido del 12 de febrero de 1818. Los pueblos y su declaración de la independencia de Chile, Rosario: Prohistoria Ediciones 2018, 328 p., ISBN 978-987-4963-03-1